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RASSEGNA STAMPA - Made in Italy di moda. Podda e la rincorsa del Cagliari: "Ecco come ci siamo ripresi"

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Made in Italy di moda. Podda e la rincorsa del Cagliari: "Ecco come ci siamo ripresi"

Pubblicato il: 24/01/2013 - 08:30
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Italiani, popolo di allenatori. Validi e competenti, a guardare le classifiche di serie A e A2. Tabbia comanda con il suo Asti in un massimo campionato nostrano dove le quattro teste di serie della Final Eight sono guidate da un allenatore del Belpaese. Nel girone A della seconda divisione, lassù, c’è il dinamico duo Podda-Asquini, uno “nocchiero” del Cagliari, l’altro “condottiero” della New Team Gorizia. Nel girone B, in primis, ci sono gli Invincibili della Lc PokerX Martina di Piero Basile. Il personaggio di questa settimana è uno di loro, ma a differenza di tutti gli altri, ha raggiunto per la prima volta la testa della classifica all’ultima giornata di andata, al termine di una rincorsa da “nove in condotta”. In due parole, Diego Podda.

PARTENZA AD HANDICAP – Ci sono dei campionati che iniziano alla terza giornata. Provare per credere. Cagliari sorpreso in casa dal Giuriato Vicenza all’esordio, battuto a Mareno di Piave dal Gruppo Fassina nella prima trasferta di regular season. Zero punti in due gare, una partenza choc, ad handicap, considerando che il primo punto per i rossoblù arriva dopo 120’ effettivi, al termine del match casalingo contro il New Team Gorizia, terminato 6-6. “Per me il campionato parte alla prima giornata, anche se si perde. Certo che mi sono sentito in discussione, io mi sento tutti i giorni in discussione”. Podda rischia la panchina, perché quando le cose non vanno per il verso giusto, si fa presto a incolpare un allenatore e prendere la scorciatoia che porta ad un’altra strada. “In quei giorni – ricorda – ho avuto una riunione con la presidenza, ma la società ha preferito darmi fiducia e non posso che ringraziarla per questo”. Inferno e paradiso, insomma. La scelta di Marco Vacca di continuare con un tecnico del territorio porta alla lunga i suoi frutti.

IL CAGLIARI PRENDE LA RINCORSA – Il Nautica Store comincia a carburare sotto il profilo dei risultati, prende la rincorsa, inserisce il turbo. Civitanova e Villorba, Lecco e Belluno, Reggiana, PesaroFano e Comelt Toniolo, dulcis in fundo l’Aosta: i sardi infilano otto vittorie di fila. Che, sommate al pari con la New Team Gorizia, fanno nove risultati utili consecutivi. Qualificazione alla Final Eight e primato in classifica con la New Team. Sic et simpliciter direbbero i maestri latini, “remontada completada” gli spagnoli. “Noi stiamo lavorando in ricordo di quelle prime giornate di campionato – spiega Podda – che non dimentichiamo affatto. Certi momenti servono a crescere. Ricordo ancora le nottate insonni. In questi casi un allenatore può semplicemente continuare a lavorare, ma deve essere aiutato e supportato dai giocatori. I miei ci hanno sempre creduto, l’intensità degli allenamenti non è mai scesa, tutti noi sappiamo di non aver fatto ancora nulla, ma non vogliamo più ritrovarci in quelle condizioni”. L’unione fa la forza, dunque. Un proverbio ad hoc alla base della rimonta cagliaritana. L’altro ieri Bonfin, ieri Alan, oggi Ruggiu. Domani, chissà. I rossoblù fanno a turno per decidere un incontro. Ma Podda preferisce la teoria del “generale”, al “particolare”. “A me piace pensare a tutto il gruppo. Chi segna di più, chi finisce nei tabellini non è detto che sia il migliore. Io lavoro con 15 elementi e per me tutti sono indispensabili, anche chi gioca meno ha un ruolo fondamentale”. Un esempio che calza a pennello negli scarpini rossoblù. “Weber potrebbe sembrare il più penalizzato, perché ci sono delle partite in cui preferisco avere a disposizione un giocatore in più di movimento. Ebbene, per me Weber è uno dei migliori”. Altro dato di fatto. La rimonta del Cagliari non è stata scandita da un bomber da 30-35-40 gol a stagione. Ecco il Podda pensiero a riguardo: “Puntare tutto su un finalizzatore è, per me, una scorciatoia pericolosa, perché nel momento in cui è squalificato o non in forma, che si fa? Secondo me un giocatore deve sapersi inserire prima di tutto in un contesto di squadra”.

NELL’ISOLA E’ SBOCCIATO UN TALENTO – Il collettivo, per ogni allenatore, è più importante dei singoli. Da sempre. Ma, parallelamente, devono essere pure scoperti “talentini” in grado di leggere una giocata, ed agire, prima di altri. E’ la teoria dell’individuo, che nel calcio a 5 può fare la differenza. In tal senso, il campionato di Luca Ruggiu non passa inosservato allo staff tecnico della Nazionale. Under 21 e Maggiore. Il talento isolano conquista la ribalta italiana, si veste d’azzurro e comincia a fare esperienza con quella magnifica maglia, che chiunque vorrebbe indossare. Chi meglio di Podda, può descrivere quel mancino naturale, che sta crescendo sulle rive del Mediterraneo. “Prima di tutto è un bravo ragazzo, serio, ambizioso e disciplinato – dice – ha un tiro notevole e fisicamente può reggere benissimo il confronto a livello internazionale – continua – poi è altruista e molto disponibile alla crescita”.

MADE IN ITALY – Il gran momento che sta passando il calcio a 5 italiano all’estero, quel made in Italy che va tanto di moda in ambito internazionale non è dato solo dalla fioritura dei talenti nostrani, è direttamente proporzionato alla crescita dei tecnici del Belpaese. Podda indica una via da continuare a percorrere. “Io credo che ci sia tanta voglia di misurarsi e migliorarsi. In quest’ottica è fondamentale il confronto continuo”. Fra il dire e il fare, c’è di mezzo l’allenatore del Nautica Store Cagliari. “Personalmente mi sento quasi tutti i giorni con Bellarte, con Tabbia, recentemente ho partecipato ad un clinic e conosciuto Basile. La discussione con i miei colleghi sulle tattiche eseguite, la gestione di gruppo, i diversi esercizi che ognuno utilizza e lo scambio di materiale, non può che far crescere un allenatore”. Non solo in Italia. Sia ben chiaro. “Qualche anno fa ho avuto modo di confrontarmi con un allenatore spagnolo, Pardo, che magari non sarà così famoso, ma a me è servito molto. L’esterofilia spesso è stata una scorciatoia delle società italiane, ma credo che i tecnici stranieri contribuiscano al miglioramento di quelli italiani. Apprendere metodi e filosofie diverse, aggiornarsi ed aprire gli orizzonti, non può che far bene”. Al resto ci pensano gli italiani. Già, un popolo di allenatori.

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